Van Gogh e Miffy, che coppia! Ancora di bimbi ad una mostra.

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Ciao, mi chiamo Vincent e ho 40 anni.
Tu quanti anni hai?
Ah, sei un bambino,
mi piacciono i bambini,
mi piacciono più dei grandi ma é un segreto!
Primo giorno di Fashion Week a Milano e noi, nel pomeriggio, finalmente siamo stati alla mostra di Van Gogh a Palazzo Reale.
Audioguida per tutti in modalità bambino, anche per me che volevo  vedere i quadri da un’altra prospettiva, quella intorno al metro di altezza.

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Ascoltando con l’audioguida
Non é la prima volta che Baby-T e Baby-V vanno ad una mostra, li stiamo abituando lentamente e questo é uno dei casi in cui siamo noi ad adattarci del tutto alle loro esigenze.
Questo vuol dire che il ritmo é tassativamente scandito da loro,
che si guarda,
si passa avanti,
si ritorna indietro,
ci si prende del tempo,
alla fine si passa dallo shop e si guarda anche lì alla ricerca di oggetti che ricordino quello che si é appena visto,
che ci si ferma fuori e si colora,
che si guardano i soffitti,
le finestre,
le altre persone assorte.
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Avere un bambino di 3, 4, 5 anni e portarlo ad una mostra vuol dire perdere più del 50% delle opere esposte e doverci ritornare da soli, chiacchierare di quello strano cappello in quel quadro, dei colori diversi che loro avrebbero usato per il prato o il cielo
ma anche
sentire dire a lei
“mi ricordo! Qui siamo venuti, io ero piccola e c’era un quadro con quella signora con il vestito bellissimo!”.
Bimbi-alla-mostra
Il percorso suggerito dall’audioguida in modalità bambino, assolutamente facile da usare in autonomia anche per un bambino all’ultimo anno di asilo o all’inizio della primaria, é snello e il commento non é noioso, generalmente simula commenti o conversazioni ideali tra Van Gogh e i soggetti dei quadri, dando allo stesso tempo informazioni più tecniche e descrittive.
L’idea di regalare all’uscita a tutti i bambini fino a 10 anni un libretto interattivo di Miffy (la coniglietta disegnata Dick Bruna, olandese come Van Gogh e suo grandissimo estimatore), poi, é assolutamente intelligente: stavolta non mi sono portata dietro album e colori, ad esempio, e all’uscita e a casa – sì, continuano a leggerlo e a guardarlo – i bambini hanno potuto rivivere il loro percorso alla mostra.
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All’uscita con l’art book di Miffy,
regalato ai bambini fino a 10 anni
che visitano la mostra di Van Gogh,
a Palazzo Reale fino al 8 marzo.
Ora una riflessione, non solo da madre ma soprattutto da cittadina di un paese civile.
Caro tu,
che in coda all’ingresso con fare spocchioso hai commentato con la tua cricchia di 4 adulti supponenti che portare un bambino così piccolo ad una mostra é da incompetenti, “addirittura un bambino di asilo che non capisce niente”, voltandoti a guardare con sospetto i miei bambini buoni e in silenzio in coda da mezzora,
ecco,
l’unica cosa che mi viene in mente é che tu non sia mai stato bambino ma anche che non abbia permesso ai tuoi figli di essere bambini o, ancora, che tu abbia dimenticato cosa vuol dire essere un bambino.
Ecco,
questo é molto triste e non solo per te che potresti vivere più sereno ma anche per i miei bambini, che ti hanno sentito e non hanno capito il perché di quelle parole taglienti e razziste.
I bambini possono andare alle mostre, la loro prospettiva non sarà quella di un adulto ma non per questo sarà peggiore.
a-Milano
Un’ultima cosa,
se i bambini sono educati, le loro vocine sottili e i loro commenti spontanei rendono tutto più leggero, addirittura anche Milano, che a misura di bambino sta lentamente imparando ad esserlo, come Palazzo Reale con la mostra di Van Gogh.

  4 commenti per “Van Gogh e Miffy, che coppia! Ancora di bimbi ad una mostra.

  1. Anonimo
    1 marzo 2015 alle 16:32

    Diciamo che una persona che si permette di fare quelle osservazioni in fila ad una mostra, a voce alta e facendosi sentire dai bimbi soprattutto, di certo è stupido e ignorante.
    Eviterei l'aggettivo razzista, che oggi viene usato un po' troppo alla leggera e in questo caso è decisamente inappropriato.

    • 2 marzo 2015 alle 16:30

      Ciao, in realtà l'aggettivo é stato utilizzato di proposito e nel suo significato estensivo di persona con atteggiamenti discriminatori in senso lato.
      Trovo invece che gli aggettivi usati da te siano, oltre che estremamente abusati soprattutto sui social, offensivi (le offese le lascio al quartetto di cui sopra, appunto) e inappropriati perché

      – ignorante nel senso etimologico del termine? E cosa ignorerebbe quel signore, che i miei bambini sono educati e interessati a Van Gogh? Beh, é normale che lo ignori.

      – ignorante dal punto di vista culturale? Beh, questo io proprio non lo so e non ho dati per desumerlo.

      – stupido? Beh, questa é un'offesa e non é nel mio stile ripagare così.

      Infine, giusto per puntualizzare anche io, forse "ignori" che firmarsi fa la differenza sotto molti aspetti 😉

      C.

    • Anonimo
      3 marzo 2015 alle 18:48

      Cara signora del blog, è evidente che Lei si sia offesa per la mia osservazione, chiaramente non è abituata ad alcun tipo di critica, perché poi in fondo sul fatto siamo d'accordo, io do ragione a lei e non a quel gretto individuo. La cosa spiacevole è che se io non ho offeso Lei, Lei invece, nonostante si professi non avvezza ad essere offensiva, non ci ha pensato due volte a dare a me dell'ignorante. Non importa, incasso nella speranza di essere almeno alla sua altezza. Andiamo al punto: non ho detto a Lei di utilizzare i termini "stupido" e "ignorante" nel suo articolo, li ho utilizzati io che sono abituato a chiamare le cose col nome che hanno (controlli pure, ignorante vuol anche dire "privo dei principi della buona educazione", dizionario Treccani; mi dica Lei ora se l'aggettivo è adatto al caso o no). Sicuramente Lei avrebbe saputo fare di meglio e scegliere termini forbiti ed eleganti per dire la stessa cosa. Sta di fatto che se uno è stupido, stupido resta, comunque lo si voglia chiamare. E per i miei canoni la definizione della scena da Lei stessa fatta è sufficiente per poter affermare che di stupidità si tratti.
      Continuo a sostenere che invece non era "razzista" la definizione giusta. http://www.treccani.it/vocabolario/razzismo/
      Il "significato estensivo" che dice lei, mi spiace ma non lo trovo. I riferimenti sono sempre a razze o categorie etniche, al limite culturali, accettabile solo volendoci tirare il cappello.
      A meno che Lei non abbia tralasciato di informarci se per caso il quartetto fosse composto da persone di colore o una qualche etnia diversa dalla Sua e dei Suoi figli di nuovo devo farle notare come non sia appropriato l'utilizzo del termine.
      Effettivamente è proprio la parola "razzista" ad essere oggi inflazionata, in un'epoca e di fronte ad accadimenti che invece richiederebbero minore superficialità e maggiore senso critico e coraggio di chiamare le cose col loro nome.

    • 4 marzo 2015 alle 8:15

      Sa, caro anonimo, sarebbe stata sufficiente una firma, magari anche solo la P di Pluto, e lei non sarebbe stato unicamente quello che copia e incolla due definizioni della Treccani, che peraltro conosco bene, e, dopo avermi dato lezioni di italiano, storia e vita, poi si sente offeso dal verbo “ignorare” (occhio, non "ignorante" come l'ha stravolto lei) utilizzato in senso etimologico.

      p.s. e se l'uso di quell'aggettivo non fosse stato casuale e con lei avessi ottenuto esattamente ciò che volevo? Ci ha riflettuto? Ahi, ahi…

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