Un tè per tre – Jardins dans une tasse de thé #4

Menghai-tea-packaging
2006 Menghai Pu-erh tea 
(from my Instagram @clarissavintage)
 
 
Tra i tipi di , i miei preferiti sono quello nero e quello verde, senza passare dal bianco neanche per sbaglio.
Tra tè nero e verde, la mia preferenza va a quello nero, anche se il mio maggior consumo è di tè verde, da solo o aromatizzato.
Il tè di cui parliamo oggi è un classico dei classici: il tè nero di varietà Pu-erh a foglia grande prodotto nella regione dello Yunnan, in Cina, da uno dei principali produttori mondiali di tè: Menghai Tea Factory.

Disco-di-tè-puerh-compresso
from my Instagram @clarissavintage

La fabbrica di tè Menghai è uno dei due soli produttori al mondo di tè pu-erh “cotto” e la sua qualità è considerata elevatissima.

Il pu-erh viene venduto sfuso o, come il mio, compresso in tavolette a forma di disco e il processo di produzione, lungo e complesso,  va dall’essiccatura alla compressione e impiega alcuni anni dalla raccolta alla commercializzazione.
La varietà pu-ehr viene classificata in base all’anno di produzione e, poi, anche per forma, metodo di lavorazione, regione di provenienza o coltivazione.
Menghai-nei-fei

L’etichetta di ogni disco (sapendo leggere il cinese…) contiene 4 numeri in base ai quali si è in grado di risalire al produttore, all’anno di produzione e alla miscela utilizzata, tutto questo per limitare al massimo la contraffazione (ebbene sì, questa qualità di tè proprio perchè così pregiata è molto richiesta e non è raro imbattersi in casi di “falso”).

E’ per questo che i tè Menghai hanno un’etichetta stampata come la carta moneta, con una serie di accorgimenti per evitarne la contraffazione.

Menghai-tea-factory-pu-ehr-disc

 

Un altro metodo di verifica dell’originalità è la presenza di “nei fei“, ossia biglietti fissati o addirittura inglobati nei dischi nei casi dei tè più pregiati.

Pu-erh-tea-inside-the-teapot

 

Dopo averne spezzato la quantità necessaria (circa 3 gr per tazza), questo tè andrebbe “sciacquato” un paio di volte prima di essere lasciato in infusione in acqua calda (dicono che l’ideale sia 85 gradi) dai 3 ai 5 minuti a seconda del gusto personale, io ad esempio lo tengo sempre il tempo minimo perchè non amo particolarmente il sapore penetrante dei tannini quando l’infusione è prolungata.

Te
Tazza-da-te-vintage

 

Essendo un’amante ostinata (e puntigliosa) del cioccolato fondente sin da bambina, vi propongo di gustarlo con cioccolato fondente del Sud America, il mio preferito, all’80% (che sia Domori o Amedei o di Modica o Gobino o quel che preferite, purché sia chiara la provenienza del cacao, non ci siano grassi vegetali aggiunti e men che mai la lecitina di soia), anche se l’ideale sembrerebbe essere il cioccolato centramericano per via dei suoi sentori affumicati che verrebbero esaltati da questo tè.
Beh, ecco, il mio “problema” però è proprio non amare il retrogusto affumicato di certi cioccolati, quindi, se anche voi non apprezzate ma volete gustarlo così, provate a sceglierlo in percentuale non superiore al 70-75%…

Foto-di-tazza-da-tè-vintage

Infine, per puro caso, ho provato ad accompagnare con questo tè un budino alla vaniglia preparato da un’amica con ingredienti equo-solidali e devo dire che, nonostante l’accoppiata sia del tutto insolita e probabilmente poco ortodossa, il risultato è stato ottimo!

  3 commenti per “Un tè per tre – Jardins dans une tasse de thé #4

  1. Anonimo
    22 gennaio 2014 alle 9:07

    Adoro il te'! Hai mai provato quello verde aromatizzato al gelsomino???……
    ..molto carine sono anche le tue tazze…. ^_^
    Buona giornata!
    MT

  2. 23 gennaio 2014 alle 15:44

    Amica sei stata bravissima a raccontare come viene prodotto questo tè!
    Io avevo fatto un po' di ricerche per il mio post ma ho subito desistito tanto la lavorazione è complicata!!!
    Comunque il pu-erh è favoloso e a me piace molto anche come tè da pasto.
    E a proposito di cacao e cioccolato: sono andata in fissa con il cacao crudo (che ho scoperto facendo il detox) e devo assolutamente assaggiarlo!

  3. 12 gennaio 2015 alle 17:11

    Che belle tazze!

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