La stanza degli armadi

Mia nonna viveva da sola in quella grande casa.
C’era una stanza, proprio al centro della casa, dove, entrando, si veniva avvolti da un lieve odore di canfora, fissazione di mia nonna, dove l’aria era ferma, me la ricordo come filtrata da una leggera nebbia, ma non pesante, e dove si sentiva anche un leggero profumo, quello di mia nonna, Arpege.
Era una stanza rettangolare, stretta e lunga, in fondo, di fronte alla porta, c’era una finestra e ai lati solo armadi a muro, dal pavimento al soffitto.
Una sequenza di ante di legno chiaro che si susseguivano, su due file una sull’altra, e che, una volta aperte, mi facevano entrare in un mondo quasi magico di vestiti, cappelli, cappotti, velette, pizzi, borse che non venivano indossati da tempo.
Una stanza di Aladino che in lessico familiare chiamavamo “la stanza degli armadi”.
E’ nella stanza degli armadi, e in un certo baule in camera dei miei genitori di cui vi parlerò un’altra volta, che ho imparato sin da piccola a scovare, provare, ripescare e, più di una volta, ad avere il vero e proprio coraggio di uscire con indosso un mix di epoche e stili.
Ma quanto mi piace il vintage mischiato all’attuale!
Qui indosso un cappellino in tela di lino proveniente dalla stanza degli armadi, perfetto per questa stagione in cui ancora non c’è troppo caldo, e una camicetta in lino proveniente dalla parte attuale del mio armadio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *